Palermo, altro cambio In panchina. Ma è davvero la soluzione giusta?

(Foto ANSA)

di ANTONIO GAZZILLO - In questi ultimi anni, nel mondo del calcio e soprattutto nel campionato italiano, sono sempre gli allenatori a pagare il conto salatissimo del menù dei risultati prefissati e non raggiunti.
Un menù con il quale nessun allenatore, dopo aver firmato il contratto e ottenuto la fiducia della dirigenza, vorrebbe mai avere a che fare.

Abitudine, questa, che mette in crisi il ruolo del mister, da sempre l’uomo capace di infondere motivazione nei suoi giocatori e mandare in campo la formazione giusta a seconda del contesto della partita. Infatti, adesso, le società sportive non assicurano più un congruo lasso di tempo per poter far lavorare con tranquillità il proprio tecnico, ma pretendono i risultati nell’immediato senza minime sbavature. L’ansia da risultato non fa bene a un calcio che sta sempre di più mettendo da parte il bel gioco, l’idea di vincere e convincere, per specializzarsi nella cultura del successo a tutti i costi.

Questa situazione diventerebbe normalità se considerassimo il Palermo. Nella stagione passata, il presidente rosanero Zamparini, famigerato killer di allenatori, ha fatto accomodare sulla panchina degli orrori ben otto tecnici, alcuni anche più di una volta, riuscendo ugualmente a salvare la permanenza della sua squadra nella massima serie.

Anche questa stagione non sembra andare diversamente considerando che sono già tre gli allenatori che si sono succeduti sulla panchina del Palermo: Ballardini, De Zerbi e adesso Corini. Nelle ultime ore, però, si profila un quarto avvicendamento; dopo le due sconfitte con avversari che lottano per lo stesso obiettivo quali Empoli e Sassuolo, anche Corini sembra naufragare nell’alta marea della società palermitana e scomparire nel burrone degli scarsi risultati. Zamparini era stato costretto a prolungare il rapporto con Corini dopo aver ricevuto una risposta negativa per il ritorno di De Zerbi, ma adesso sembra intenzionato a cambiare o richiamando Ballardini, il tecnico che portò la squadra alla salvezza nella passata stagione, o dando la sua “fiducia” a De Canio.

Il caro vecchio Presidente, non ha capito che i buoni risultati non dipendono dal tecnico che siede in panchina, ma dalla qualità e dalla mentalità dei giocatori che scendono in campo. Perché ostinarsi a sprecare risorse ingaggiando una grande quantità di allenatori al posto di concentrarsi sulla persona più giusta aiutando il suo operato con l’acquisto di buoni giocatori sul mercato?

Tutto ciò avviene perché i risultati danno ragione a Zamparini, il quale. cambiando otto tecnici, ha permesso al Palermo di raggiungere la salvezza, e questo basta per giustificare e suggerire l’atteggiamento più consono da tenere nei confronti degli allenatori. E’ come se si trattasse di una strategia, di un rito scaramantico che vede il presidente rosanero nei panni di un mago pronto a mescolare nel suo calderone tutti i mister come ingredienti speciali per ottenere la pozione della salvezza.

Sono pile scariche che decide di non buttare perché potrebbero sempre tornare utili. Non è sicuramente questo l’atteggiamento da seguire per poter riportare il Palermo ad un’alta posizione in classifica e a quei livelli che permisero di raggiungere anche la Champions e l’Europa League. E’necessario un cambiamento perché il tempo per rialzarsi c’è come anche la possibilità di rafforzarsi sul mercato.

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