Granfondo Castelli e Torri, un continuo pedalare tra le bellezze della Valle d’Itria e del Salento Settentrionale

CAROVIGNO - La Granfondo Castelli e Torri del 13 marzo è il vero fiore all'occhiello dell’attività della Carbinia Bike. Una manifestazione che nelle undici edizioni precedenti ha saputo coniugare perfettamente la passione per lo sport delle due ruote con la promozione del territorio. Il sostegno a questa iniziativa, in primis dal sodalizio presieduto da Angelo Lanzilotti è stato pieno fin dall’inizio, cogliendo l’occasione di valorizzare il patrimonio naturalistico e paesaggistico che la Valle d’Itria e il Salento Settentrionale offrono con i suoi scorci lungo il percorso di 109 chilometri e 1200 metri di dislivello tra Carovigno, San Michele Salentino, Ceglie Messapica, Cisternino ed Ostuni.

Carovigno è citata nella letteratura classica da due scrittori di origine greca, Clearco Solense ed Ateneo in riferimento alla guerra tra Tarantini e Messapi, avvenuta nel 473 a.c.. La cittadina è circondata dai suoi gioielli come il Santuario di Belvedere di origine greco-bizantino, con la sua grotta ricca di icone di pregievole fattura, alle quali è legato il tradizionale culto della “Nzegna”(bandiera); come il seicentesco Castello di Serranova (1629) col suo borgo antico e la chiesa del Crocifisso ; come il bellissimo centro storico dove troneggia l’immenso Castello con i suoi 2200 metri quadrati e le sue 101 stanze eretto in diversi periodi a partire dal 1265. Il maggiore sviluppo il Castello lo ha avuto nel periodo altomediovale sul sito dell’antica Acropoli intorno alla Chiesa di Sant’Angelo sino ad assumere la configurazione attuale a forma triangolare, e a difesa del territorio. Già nel 1440 il Castello definito “PALATIUM” viene catalogato nell’inventario di Maria d’Anghien.

Abitato di origini recenti, San Michele Salentino si sviluppò a partire dai primi del XIX secolo dagli insediamenti circondanti masseria San Michele, costruita alla fine del Settecento dal feudatario locale, il principe Gerardo Dentice di Frasso, e masseria Ajeni, attuale borgo antico a un chilometro dal centro urbano. L’iniziativa vera e propria che portò alla fondazione dell’originario nucleo abitativo come frazione di San Vito dei Normanni si deve al principe di S. Giacomo Francesco Dentice, figlio di Gerardo, il quale concesse i suoi terreni in enfiteusi a contadini provenienti dai vicini paesi Ceglie Messapica, Ostuni e, in misura minore, Carovigno.

Ostuni, detta anche la Città Bianca, per via del suo caratteristico centro storico che un tempo era interamente dipinto con calce bianca, oggi solo parzialmente. Il suo territorio è parte integrante della Murgia meridionale, al confine con il Salento. Rinomato centro turistico, dal 1994 al 2015 ha ricevuto la Bandiera Blu e le cinque vele di Legambiente[6] per la pulizia delle acque della sua costa e per la qualità dei servizi offerti, divenendo la città con il mare più pulito d'Italia. Nel 2005, inoltre, la Regione Puglia ha riconosciuto il comune come "località turistica". La particolare posizione strategica di Ostuni, al di sopra di un colle, ne ha fatto una località scelta da diversi popoli nel corso dei secoli: Messapi, Bizantini, Normanni, Aragonesi.

Ceglie Messapica (Cègghjie in dialetto locale, fino al 1864 chiamata Ceglie, dal 1864 al 1988 chiamata Ceglie Messapico) vanta il riconoscimento di città d'arte e terra di gastronomia, è tra le più antiche della regione e fu fondata attorno al XV secolo a.C. Il territorio si caratterizza per i trulli, le masserie, gli oliveti secolari e le grotte carsiche.

Alto su un gradone calcareo della Murgia di Sud-Est, lambito dalle brezze del vicino Adriatico ed immerso nel verde della campagna, Cisternino dai suoi 393 metri di altitudine domina la Valle d’Itria, un territorio reso unico dai tantissimi trulli. Il caratteristico centro storico si presenta con case bianche di calce, vicoli punteggiati di gerani, archi, piccole logge, fregi in pietra e scalette. Il borgo, già abitato dal periodo neolitico, ha visto il succedersi delle dominazioni Normanno-Svevi, Aragonesi e Borboni. L’antica cinta di mura può essere ancora individuata qua e là, unitamente alle due torri cilindriche angioine, una annessa al Palazzo Amati e l’altra al Palazzo Capece. Molto interessanti la Torre Normanna, la Chiesa Madre dedicata a San Nicola, l’ariosa Piazza Vittorio Emanuele con la sua bella Torre dell’Orologio, i quattro quartieri di “Bère Vécchie”, “Scheledd”, “u Pantène”, “L’ìsule”, la chiesa dei martiri patroni SS. Quirico e Giulitta, quella di S.M. Costantinopoli e il santuario della Madonna d’Ibernia.

Da martedì 8 marzo non si accettano più le iscrizioni fino al giorno della gara come da regolamento sottoscritto da tutte le società organizzatrici di tappa del Giro dell'Arcobaleno cui la gara di Carovigno è valevole come prova inaugurale dell’edizione 2016.

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