Roma - A poche ore dal calcio d’inizio della Coppa del Mondo 2026, ospitata da Stati Uniti, Canada e Messico, cresce la tensione attorno all’organizzazione del torneo. L’attesa per la partita inaugurale tra Messico e Sudafrica è accompagnata da polemiche legate alle misure di sicurezza adottate negli Stati Uniti e alla gestione dei flussi di delegazioni e tifosi.
Secondo quanto riportato da diverse fonti, le procedure di ingresso nel Paese sarebbero state caratterizzate da controlli particolarmente rigidi, con perquisizioni approfondite e verifiche effettuate anche tramite unità cinofile. Immagini circolate sui social mostrerebbero calciatori sottoposti a controlli all’arrivo negli aeroporti e nelle strutture di accoglienza, alimentando un acceso dibattito pubblico.
Tra i casi più discussi figura quello della nazionale del Senegal, sottoposta a controlli accurati direttamente sulla pista d’atterraggio, e quello del Belgio, dove alcuni giocatori sarebbero stati controllati con metal detector in modo estensivo. Anche la delegazione dell’Uzbekistan, guidata da Fabio Cannavaro, sarebbe stata sottoposta a verifiche con unità cinofile al momento dell’arrivo negli Stati Uniti per un’amichevole preparatoria.
Particolare attenzione ha suscitato inoltre la vicenda dell’arbitro somalo Omar Artan, designato per la direzione di alcune gare del torneo, al quale sarebbe stato negato il visto d’ingresso negli Stati Uniti. Il direttore di gara, eletto miglior arbitro africano del 2025, avrebbe definito la decisione una profonda delusione personale, sottolineando il suo desiderio di partecipare a quello che considera il momento più importante della carriera.
A complicare ulteriormente il clima pre-torneo si aggiunge la denuncia presentata da Michel Platini contro il presidente della FIFA Gianni Infantino, in una vicenda legata ai contrasti interni ai vertici del calcio mondiale e a precedenti indagini risalenti al 2015. L’ex dirigente UEFA accusa Infantino di presunte condotte illecite nell’ambito delle dinamiche che portarono alla sua esclusione dalla corsa alla presidenza FIFA, riaprendo un capitolo controverso della governance calcistica internazionale.
Il quadro complessivo restituisce l’immagine di un Mondiale che, pur ancora prima del fischio d’inizio, si trova già al centro di un acceso dibattito tra sicurezza, diplomazia e gestione politica dell’evento, con le nazionali impegnate a fare i conti non solo con l’aspetto sportivo ma anche con un contesto organizzativo altamente sensibile.









