Dai dilettanti alla Serie A: la carriera di Maurizio Sarri

(Credits: Juventus)

di PIERO LADISA – Il mondo del calcio è fatto di parabole straordinarie, inattese, non solo dal punto di vista dei calciatori ma anche per quel che riguarda gli allenatori. Uno degli esempi più lampanti di quest’ultima categoria vede protagonista Maurizio Sarri. 

Sulla biografia del tecnico toscano è uscito di recente un libro, edito dalla casa editrice calabrese Rubbettino, dal titolo “Maurizio Sarri. Una vita da raccontare” (2019, pp 218, € 15) scritto da Nicola De Ianni. 

L’autore, grazie anche all’ausilio di numerose fonti, ripercorre la vita di Sarri: dai sogni di un ragazzo adolescente, che con la famiglia di trasferisce da Napoli per far ritorno nella sua Figline Valdarno, fino alla consacrazione come allenatore arrivata proprio nel capoluogo partenopeo. Nel mezzo le scelte che l’uomo Maurizio ha dovuto fare, come quella spartiacque dove ha rinunciato ad occupazione fissa da impiegato presso la Banca Toscana per inseguire l’affermazione come allenatore. 


Il libro si conclude con l’addio al Napoli, maturato al termine della stagione 2017/18, dove la squadra partenopea ottiene il record di punti della propria storia (91) sfiorando lo scudetto andato poi alla Juventus. La spettacolare filosofia di gioco offerta dal tecnico toscano nel triennio napoletano non è sfuggita neanche alla Treccani, che lo scorso anno ha reso omaggio proprio a Sarri coniando un nuovo neologismo nella lingua italiana: il “sarrismo”. 

Per ovvi motivi temporali (il libro è uscito nei primi mesi del 2019, ndr) non è presente l’esperienza inglese al Chelsea – dove Sarri ha conquistato il suo primo trofeo da professionista, ovvero l’Europa League battendo l’Arsenal per 4-1 nella finale tutta british di Baku – e l’approdo nel giugno scorso alla Juve. Ma questa è un’altra storia…

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