Il Calcio "storico" sarà un ritorno al futuro?

(Ansa)
di NICOLA ZUCCARO. In questo periodo di sosta per il Calcio giocato, e in attesa di una discutibile ripresa di tutti i campionati italiani, Mamma Rai, come una Madre pronta a ristorare i suoi figli per il pallone che manca, ha dispensato fra trasmissioni storiche che ritraggono i profili di calciatori e allenatori, assieme a gare leggendarie che hanno scritto pagine epiche del calcio italiano, i suoi utenti. 

Dalle leggendarie sfide del 1970 e del 1982, che videro l'Italia affrontare la Germania e il Brasile, passando per Milan-Ajax (Finale di Coppa dei Campioni del 1969), a supplire all'assenza di Coppe, Campionati e partite della Nazionale, è il Calcio Storico. Un calcio di altri tempi, fatto di cross conclusi con colpi di testa e potenti conclusioni a breve o lunga distanza e prodotte da quelli che un tempo venivano definiti, i centravanti di sfondamento. Una trama di gioco sconosciuta all'attuale giuoco del calcio, quanto a finalizzazione e fase realizzativa. Un passato che, rimpianto da chi coi capelli grigi o bianchi, giustifica, per la sua nostalgia, un presente contrassegnato da esasperati tatticismi e da insistenti verticalizzazioni. Un passato che, in primo luogo, dovrebbe essere un modello di riferimento per l'intera Serie A e, a seguire, per tutti gli altri tornei che completano la gerarchia del calcio italiano. In tempo di forzata clausura (dovute alle restrizioni imposte dal Governo per il diffondersi del Coronavirus), si suggerisce, oltre che agli allenatori, anche e soprattutto ai calciatori impegnati in solitarie sedute di allenamento, di dedicare qualche ora in più della permanenza fra le propria mura domestiche, alla visione delle partite d'epoca. E ciò, al fine di apprendere tutti quei dettagli (specialmente quelli relativi al fraseggio offensivo) da poter applicare al ritorno all'attività. Se così non sarà, il Calcio storico resterà quel patrimonio di una nostalgica memoria, appartenente all'intero movimento sportivo italiano.    

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