F1. Binotto: "La Ferrari ha un team giovane, ma la squadra da battere è la Mercedes"

"Abbiamo una squadra che stagione dopo stagione ha dimostrato di crescere. Perché ogni anno impara, anche dagli errori. E questo processo ci sta portando ad avere una monoposto sempre migliore" ha dichiarato il team principal della Ferrari, Mattia Binotto, in un'intervista a 'Il Corriere della Sera' in vista del debutto nel Mondiale di Formula 1, in programma domenica a Melbourne.

"Credo - prosegue Binotto - che la squadra da battere sia ancora la Mercedes. Ha un gruppo consolidato, sa come costruire una macchina veloce, ha disponibilità economiche, competenze. E se dovesse incontrare difficoltà iniziali le supererà. Noi siamo un gruppo giovane, conosciamo i nostri obiettivi ma dovremo dimostrare di essere uniti nelle difficoltà. Non so se è proprio una preoccupazione, ma la tenuta va verificata. La SF90 ha una stabilità aerodinamica importante, è prevedibile e costante a medie e alte velocità, con il vento laterale, in curva e nei rettilinei. È un elemento che abbiamo ricercato perché era una delle difficoltà della vettura della scorsa stagione. Come lo abbiamo individuato? Con i riscontri fra galleria del vento e pista. Ci siamo spinti nelle simulazioni per far emergere problemi e ottenere una migliore correlazione dei dati. Il nostro impegno è dare a Vettel e Leclerc un prodotto identico. È diverso l'approccio: Charles per noi è un investimento. Passa molto tempo con gli ingegneri per progredire al meglio. È anche una questione di linguaggio, deve acquisire il vocabolario necessario per comunicare perché puoi anche essere sensibile, ma poi devi saper spiegare la macchina. Impara in fretta, è un tipo smart. Lavorando qui da 25 anni ho avuto la fortuna di vivere anche momenti gloriosi con Todt, Brawn e Schumacher. E poi con Stefano Domenicali. Io ho sempre imparato da tutti, anche da Maurizio e di questo lo ringrazio. Il rapporto personale è sempre stato buono. Mai un litigio. Le difficoltà riguardavano la visione, la gestione del gruppo o di un week-end di gara. Avevamo punti di vista differenti. L'insegnamento principale lasciato da Sergio Marchionne è non porci limiti. Darci l’obiettivo di raggiungere l'impossibile. Era la sua motivazione costante, cercare di fare qualcosa che resti nella storia, personale o di questo sport. A volte ci stimolava magari in modo 'violento' ma funzionava. Magari diceva: 'Tutto qui? Queste sono str..., bisogna fare il triplo'. La cosa più difficile è concentrarsi sull'oggi ma anche sul dopodomani, organizzare una struttura pronta per le regole del 2021. Significa ritagliare del tempo a tutto il gruppo per guardare oltre. Quello che mi diverte di più è avere in mano le redini di questo gioco pur essendo consapevole che sono i miei collaboratori a poter fare la differenza". 

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