Schwazer: "Non voglio chiudere la mia carriera da squalificato: obiettivo Tokyo 2021"

(Ansa)
"Le motivazioni sono tante, una però è decisiva: non voglio chiudere la carriera da squalificato. Se ci penso, mi fa male. E quindi c’è la voglia di correre ancora, magari una sola gara. Poi posso pure smettere. Oppure continuare. Ecco perché non mollo" ha dichiarato il campione olimpionico di marcia, Alex Schwazer.

"Durante le indagini di Bolzano sono emersi fatti nuovi, per la prima volta i nostri sospetti sulla manipolazione del controllo trovavano conferme in una inchiesta vera, penale. E quindi mi sono detto che c’è davvero la possibilità di annullare lo stop. Ho ripreso ad allenarmi: in poche settimane i miglioramenti sono stati evidenti. Ho avvisato Sandro Donati, il mio allenatore, quello che mi ha portato su livelli mai avuti prima. Era entusiasta e abbiamo iniziato a fare sul serio. Puntavamo ai Giochi di Tokyo. La scelta di rivolgerci al tribunale di Losanna, nasce da qui. Era l’unico modo per sperare. Sapevamo bene che c’erano poche possibilità. Serviva un fatto nuovo da portare in dibattimento, ma a Bolzano non avevano finito il lavoro. Avevo messo in conto una sentenza negativa. Non mi ha sorpreso. La giustizia sportiva ci ha sempre ostacolato, il nostro diritto di difesa a Rio è stato calpestato. Non ci sono dubbi sulla manipolazione della mia provetta. Quella abnorme concentrazione di Dna nelle urine non è motivabile in altro modo. E la comparazione del mio test con quello di altri 50 atleti, nella perizia voluta dal gip di Bolzano, servirà proprio a fare luce sulla vicenda. Vincere sarebbe una rivincita personale: dimostrare che ero pulito al rientro. Qualcuno ha pensato bene di farmi pagare alcune mie dichiarazioni sul doping, la scelta di fare nomi e cognomi. Ero innocente, dovevano colpire me e il mio allenatore. E ci hanno tolto la possibilità di partecipare a un’altra Olimpiade. Se chiudo gli occhi avverto ancora il dolore provato a Rio, quando da squalificato ho attraversato in macchina, per andare in aeroporto, il percorso della 20 km di marcia che avrei dovuto fare in rappresentanza dell’Italia. Quel dolore per un’ingiustizia enorme è sempre con me, molto più della gioia provata a Pechino, quando ho vinto l’oro. Negli allenamenti, al momento sono di poco sotto a quello che ero nel 2016. Potrei andare avanti fino al 2024 quando scadrà la squalifica. Non voglio chiudere da squalificato. Ma i veri obiettivi sono prima, come Tokyo 2021. Se davvero a Bolzano dovesse emergere una verità in mio favore, allora mi piacerebbe essere accompagnato dalla Federazione o dal Coni nella nuova battaglia contro la giustizia sportiva. Ho bisogno del loro supporto pure a livello economico. Devo pensare alla mia famiglia, a ottobre arriva il secondo figlio. Il clima è cambiato: mi ha fatto molto piacere che la Fidal abbia messo a disposizione i 50 atleti chiesti dal giudice a Bolzano per i test delle urine. È stato fondamentale, altrimenti si sarebbe arenato tutto. Tornare a marciare non deve essere un’ossessione, non la vivo così. Mi sento ancora atleta, non è un delitto. A livello personale, della mia immagine, è molto più rilevante ottenere un’assoluzione piena a Bolzano, dimostrando la manipolazione. Ma l’idea di avere un pettorale vero in una gara.. Non si può spiegare con le parole, è una sensazione che devi provare. Unica" ha dichiarato ancora Alex Schwazer in un’intervista alla Gazzetta dello Sport.

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