Calcio. Vialli: "Fare il capodelegazione della Nazionale mi dà l’opportunità di ispirare le persone"

(Ansa)

"Ricordi e forti emozioni. Fare il capodelegazione della Nazionale Italiana è un ruolo che mi l’opportunità di fare quello che voglio fare adesso nella vita: ispirare le persone. Ho trovato un’organizzazione perfetta, un ambiente ideale, il rapporto tra lo staff, i giocatori e i magazzinieri, i massaggiatori. Sembra che tutti si vogliano bene e siano felici di essere qua. Merito del presidente Gravina, che ha trasformato la Nazionale in un club, e di Roberto, che è riuscito a creare un’atmosfera veramente molto bella" ha dichiarato il capodelegazione della Nazionale, Gianluca Vialli.

"Il calcio si gioca in uno spazio particolare dove sei nudo in un’arena davanti ad un pubblico. È meraviglioso, ma terrorizza e se non c’è pubblico non è la stessa cosa, sia per chi fa il calcio sia per chi lo vede da casa. In tempi di pandemia, è necessario il rispetto delle regole e dell’autorità che decide, il rispetto della salute dei calciatori e di tutti quelli che fanno parte dell’ambiente. Bisogna dimenticare gli interessi personali o di parte per fare l’interesse del movimento. Dobbiamo trovare il modo di continuare a giocare nelle condizioni più sicure possibili. Il calcio è gioia, ti permetterà di crescere, di migliorare, di imparare a stare in un gruppo, il rispetto delle regole, a rialzarti quando hai una battuta d’arresto e a cercare di superare sempre i tuoi limiti. E poi di non arrendersi se qualcuno ti dice che non hai talento. Il talento può essere la fine di un percorso, non necessariamente l’inizio. Bisogna sempre imparare. Bisogna avere doti che non hanno a che fare col talento: la determinazione, il rigore, l’abnegazione, l’energia, l’etica, la serietà, la puntualità. Il talento può essere un dono, ma anche una conquista. Contro il tumore non l’ho mai considerata una battaglia, perché ho sempre pensato che il cancro è meglio tenerselo amico. L’ho sempre considerato un compagno di viaggio che avrei evitato. Adesso cercherò di farlo stancare, in modo che poi mi lasci proseguire. Comunque sì, questo modo di intendere la vita mi è servito molto, perché se fai il calciatore impari la disciplina e quindi accetti certe cose che devono essere fatte durante la malattia, impari a non lamentarti. La vita è per il dieci per cento quello che ti accade e per il novanta quello che tu produci con intelligenza, passione, capacità di reazione. Lo scudetto con la Sampdoria è stato il momento più bello della mia vita da calciatore, di questa Italia dico che può fare molto bene. Sono rimasto impressionato dalla bravura di Roberto. Fa un calcio efficace, offensivo, innovativo con un gruppo molto giovane. Avremmo voluto giocare l’Europeo, però un anno in più forse ci dà l’opportunità di crescere. Arriveremo a giugno più forti di quanto lo saremmo stati nel 2020. Sono felicissimo di fare il capodelegazione dell’Italia: un giorno mi piacerebbe fare il presidente di una squadra. Vorrei che le società facessero più per la comunità, che il tifoso non fosse soltanto un cliente ma anche un partner coinvolto nella vita della società. Credo che quest’anno sia difficile per la Juve, al di là del cambio di allenatore. È quasi fisiologico, dopo 9 anni, che gli altri abbiano trovato le contromisure. Sarà più aperto. L’Atalanta mi piace da morire, è una squadra nella quale avrei voluto giocare perché il gioco di Gasperini per un attaccante è l’ideale. I bergamaschi giocano con quello spirito che mi piace: avventuroso, coraggioso. C’è altruismo, giocano con continuità e da squadra. Che poi sono i valori che cerchiamo in Nazionale. Il Papu Gomez è un giocatore totale. Fantastico. Poi però ci sono Messi, Ronaldo, Neymar, Lewandowski, il Pallone d’oro a Gomez lo assegnerei, però non darlo a questi è difficile" ha dichiarato ancora Gianluca Vialli in un'intervista a "La Gazzetta dello Sport".

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